Autore: Cristian Kim Ceresoli
Data: 26-02-02 21:53
So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia, o di pazzia. Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. E vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito) restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole…
NEL LABIRINTO DELL’IPERTESTO
CINQUE CORRIDOI PER UNA STORIA, CINQUE TESTI PER UN FILO
Il narratore di contrabbando
L’emigrante argentino
L’uomo con la valigia
Il tessitore di perle
Nessuno
IL NARRATORE DI CONTRABBANDO – Questa volta a Settimo a sette chilometri da Torino, è primavera. La gente passeggia per le strade e un gruppo di donne-insegnanti-agguerrite siede discute e parla: i bambini a scuola non giocano e bisognerebbe che si acquistassero più libri… Siamo nella sala convegni della BIBLIOTECA MULTIMEDIALE e le sedie son di plastica grigia. Bruno Tognolini incespica nelle parole: ha l’accento caldo degli uomini che sognano. All’incontro sulla SCRITTURA MUTANTE interviene in qualità di scrittore, autore televisivo e multimediale. Sembra deluso dagli argomenti trattati nelle due ore precedenti e adesso che siamo in ritardo non vuole perdere tempo: si alza in piedi e incrocia le mani sul ventre. Ci dice gli standard invecchiano e le storie rimangono. La questione della scrittura che muta con l’avvento di nuove tecnologie è solo un modo di cambiare linguaggio alle storie, chi ne ha da raccontare si consideri fortunato… Mentre ci parla è come se dicesse una fiaba, la mia vicina di banco si incanta con la bocca socchiusa e gli occhi sgranati, lui, di storie, deve averne parecchie…
Bruno Tognolini è come Shakespeare: un contrabbandiere di storie. Un burattinaio che spia gli spettacoli al teatro dell’opera per inscenarli nel proprio teatrino.
Si può narrare con l’ipertesto, basta non cedere alla pigrizia, non dimenticare chi ci ascolta e ci guarda, chiedersi sempre chi c’è di vivo là dietro quel vetro… Chi cazzo sei, tu, dietro quel vetro? Questa è la frase di addio della femmina che ci guida in NIRVANA X-ROM, videogioco drammatico dal film di Salvatores. Bruno Tognolini lo ha realizzato anni fa, e ora ci mostra le immagini e i suoni, noi ascoltiamo le voci catturati in un vortice senza limiti, un plasma di storie corpose. Ci sono attimi che mi commuovo per la sorte di Solo, il personaggio interpretato da Diego Abatantuono. Solo si scopre in un mondo artificiale, imprigionato nella memoria elettronica di un videogames in costruzione. Credeva di nuotare nel mare e invece era un acquario. Solo chiede al giocatore di mettere fine alla sua lenta agonia, di terminarlo, di smettere questa non vita di sequenze infinite… Solo aspetta disperato il redentore che lo liberi per sempre dal suo labirinto.
L’EMIGRANTE ARGENTINO – Piccola città, case basse. Ritorno a Settimo che non c’è più nebbia. Un treno a motore e per pochi minuti lo perdo. Non una moneta in tasca, inserisco la tessera nella telematica fessura ed estraggo la carta colore. Compro il biglietto, in dodici minuti arrivo.
Prima di salire le scale incontro una donna dai capelli rossi, alta, occhi fermi. Al primo piano una piccola sala, qualcuno che arriva altri che vanno. Donne e uomini. Incontro di cultura.
L’uomo dalla barba rotonda inventa in diretta le possibili connessioni tra l’intenso racconto iniziale e il successivo chirurgico intervento di Carlos Scolari. Nirvana è la ricombinazione di una storia esistente e quindi ipertesto. Nirvana è un videogioco creato da un piccolo uomo sardo. I suoi occhi sono come i laghi del Kashmir. Si emoziona mentre ci racconta le immagini e i suoni dell’opera sua - Cocoricò-cocoricò-bistecca, io me ne vo-io me ne vo-soletta - Carlos Scolari è invece un alto argentino con la voce melodiosa e i modi delicati. Ci racconta la bibliografica storia dell’ipertesto citando più volte l’opera di Joyce, Michael Joyce, “Afternoon”. Crede più nei LIMITI dei ricercatori che in quelli dell’IPERTESTO, pochi si curano di scrivere sull’argomento, e chi vuole incrociare narrativa e multimedia non si deve fermare al libro o al videogioco, può cercare altrove, magari sulla rete: navigare spostandosi da una pagina all’altra di un sito è un po’ come scrivere una fiaba. Ceniamo gomito a gomito al BU.NET, quasi senza scambiare parole, solo un piccolo dialogo sulla crisi argentina, come un monito al futuro del nostro paese. Poi come un eroe se ne va, lasciandomi un leggero accento latino nella memoria. Mi perdo in un labirinto politico.
L’UOMO CON LA VALIGIA – E’ una palla! Non ci credo! L’ipertesto come narrazione non funziona, è un sistema ideato dai fisici per la costruzione dei software, aiuta a comprendere leggendo di meno, ma per raccontare serve qualcosa di più: un linguaggio più ricco di emozioni, altrimenti è una palla… Anche il fratello minore della televisione, il videogioco, è privo di emozioni, sono solo scariche di adrenalina… Windows, poi, è una grammatica e non puoi far altro da quello, bisogna trovare il modo di rompere l’automatismo dettato dalle regole economiche… E’ una palla, basta, prendo la mia valigia e me ne vado…
Francesco Mizzau è stanco, ne ha per tutti, è un autore, ha la erre moscia, editore multimediale, e arriva all’incontro di martedì con la valigia. Incontro inserito nel programma FABULA RASA del progetto SCRITTURA MUTANTE, organizzazione della BIBLIOTECA MULTIMEDIALE di Settimo. Io ascolto il suo bruciante intervento insieme ad un gruppo di circa venti persone, relatore: Carlo Infante.
Come narrare attraverso il labirinto ipertestuale è la domanda iniziale, dove andare a mangiare è quella finale. Per la prima si apre un dibattito di voci soliste, un compendio di opinioni che scatena la sinapsi: perdo il flusso delle parole e non ho soluzioni narrative per scrivere quello che ho visto. Per la seconda un coro unanime: pavimenti in legno, archi a volta, soffitti in mattoni e visori stile anni cinquanta con mirabolanti immagini di rete: via san quintino tredici: al BU.NET.
Siamo disposti in due grandi tavolate e i lavori stanno in corso anche qui, tra le more e il caprino, lo speck, il salame, il pane e il vino abbondante. Un sardo alla destra e un argentino sulla sinistra, di fronte Angelo Motor Comino col suo ghigno da squalo. Più defilato, sulla sinistra, all’altezza elicoide della curva del tavolo, un debilitato amico con cappello talebano che sopra la barba comunque sorride. Sorridendo intavola discussioni raffinate, discutendo mangia e si apre a confidenze sincere: mi eccito come un ragazzino a pubblicare i miei scritti nel forum! Ed è proprio là, in quel corridoio nel labirinto della rete che ci incontreremo di nuovo: nel forum della BIBLIOTECA MULTIMEDIALE (www.trovarsinrete.org).
IL TESSITORE DI PERLE – Vedo della gente che parla discute spiega illustra. Vedo e sento rumoreggiare. Vedo un ragazzo con gli occhi pieni da bimbo giocare coi fili e le perle. Lo sento paragonare programmatori e scrittori. Intendere l’IPERTESTO come una modalità sensata a patto che gli elementi si possono rimodificare e comporre: manipolare. Ricordo il suo nome e la sua idea, Stefano Penge e il tessuto mutante di perle di testo. Il resto l’ho dimenticato nei labirinti della memoria.
NESSUNO – Ho sognato Eliza stanotte, e mentre si spogliava mi ha parlato di una città a sette chilometri da Torino. Una breve periferia che in un pomeriggio di sole si offre al comune calpestio dei pedoni. Nella piazza più grande una biblioteca dove avrei potuto incontrare lo scrittore del sogno, l’iperscrittore del sogno. Eliza mi ha detto che si sarebbe seduto tra di noi, e che io lo avrei riconosciuto dal ghigno e dalle mani con gesto di pinze. Nessuno. Ho preferito restare chiuso per tutto il giorno in questa camera d’albergo: nessun incontro, nessuna domanda, nessun limite o labirinto, nessuno…
Sette notti dopo.
Cristian Kim Ceresoli
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