Autore: daniela calisi
Data: 21-05-03 00:19
Da circa otto anni, sto compiendo esperimenti in questo campo e un paio di anni fai citai e descrissi a Carlo, durante una discussione sul Digital Storytelling, le mie elucubrazioni e prove sul TESTO MUTABILE e lui se ne infervorò, e meno male, altrimenti non saremmo mai arrivati qui a parlarne.
Sinceramente a me "Scrittura Mutante" piace molto di più, mi sembra più preciso ed esplicativo e lo adotto senz'altro come definizione per i miei testi ringraziando Carlo di averlo coniato.
Mi spiace un po' pero' l'allargamento indiscriminato del termine, sono d'accordo invece con l'orama, esistono già definizioni piu' che consone per la net-art, il web design e l'interaction design e l'interface design e l'ipertesto e chi più ne ha più ne metta.
Sperando che possa essere utile alla dicussione posto qui un brano della mia tesi sul "TESTO MUTANTE" in cui descrivo sommariamente alcuni possibili criteri di partenza per una classificazione ed analisi.
Tenete presente che comunque che il concetto di "SCRITTURA" e' più ampio di quello di testo quindi queste considerazioni non coprono tutto il campo considerato dal concorso.
<b>Animazione del testo. </b>
Riguarda il comportamento e l’apparizione del testo nel tempo: cambiamenti di visibilità, di posizione, di forma, dimensioni e colore. Si tratta di mutamenti nel modo in cui il testo viene percepito visivamente.
“ Questo livello di percezione supera largamente la semplice identificazione della forma creata dalla successione del disegno di lettere ad una o due dimensioni. Nella sua interezza, la parola genera due sensi l’uno associato all’idea rappresentata dalla parola stessa, costituita a partire da una concatenazione di lettere, l’altra nasce dalla sua manifestazione visiva olistica (l’immagine tipografica)[...]
Il disegno di lettere dalle specificità comportamentali, antropomorfiche, cinetiche o altro, testo che si fluidifica e cola, strutture tridimensionali mantenute da linee, piani e volumi di testo attraverso i quali il lettore può spostarsi ... non sono che alcuni esempi dell’incidenza della tecnologia digitale sul disegno di una lettera, che altrimenti sarebbe improntato alla semplicità e all’umiltà [...]
Il lettore si confronta con componenti [testuali] che hanno un ruolo dimensionale, temporale, effimero e transitorio, non è più in presenza di una composizione fissa, ma di una successione di composizioni che non è neppure tenuta alla coerenza né è visivamente ben definita.[...]”[Bellantoni e Wollman, 1999]
L’animazione viene qui analizzata in particolare nel suo effetto sui tempi della lettura e in quei richiami più o meno impliciti e ricorsivi a i vari tropi letterari relativi al nascondimento e alla reticenza.
<B>Interazione con il testo</B>
Riguarda il rapporto tra testo e lettore. In particolare la reattività del testo a determinate azioni ma anche, in senso più ampio, i modi in cui il testo configura e consente questo rapporto.
Questi modi sono strettamente influenzati sia dalla implementazione tecnica sia da precise scelte nel disegno dell’interfaccia che viene qui considerato sempre frutto dell’intervento dell’autore e quindi elemento facente parte a tutti gli effetti del testo.
<B>Mutabilità del testo</B>
Riguarda la capacità del testo di mutare il proprio valore semantico e di esprimere “elementi di non linearità del linguaggio” [Segre, 1985]
“In altre parole si è usciti dalla cosiddetta linearità del linguaggio (per cui i fonemi, combinati in monemi, si succedono nel tempo della pronunzia o nello spazio della scrittura, senza mai sovrapporsi) e si sono costituiti discorsi alternativi, che congiungono gli elementi ricavati dal discorso.
Questa operazione viene fatta mentalmente, e spesso inconsapevolmente, dall’ascoltatore, ma è molto più agevole per il lettore che può ritornare più volte su una stessa sezione di testo, e individuare sempre più elementi connessi, sempre più discorsi alternativi. Va notato che tutti questi discorsi sono di tipo asintattico, solo sintattico essendo il discorso portante. Ciò che si sforza di renderli sintattici è la nostra operazione connettiva, il nostro meta discorso.” [Segre, 1985]
Rileggendo queste affermazioni di Segre si può osservare che la mutabilità dei testi dinamici estrinseca e realizza un’operazione che nei testi statici è affidata esclusivamente all’attività mentale ed inconsapevole del lettore.
La estrinsecazione grafica di “elementi connessi” é qui il valore fondante di ciò che Segre chiama, citando Hjemslev, la sostanza dell’espressione , così come la generazione di “discorsi alternativi” è la finalità principale sottesa da questa particolare forma stilistica.
Se, sempre citando Segre:
“I valori fondamentali della parola stile sono due: 1 ) l’assieme dei tratti formali che caratterizzano (nel complesso o in un momento particolare) il modo di esprimersi di una persona, o il modo di scrivere di un autore, o il modo in cui è scritta una sua opera; 2) l’assieme dei tratti formali che caratterizzano un gruppo di opere, costituito su basi tipologiche o storiche. ”[Segre,1985]
allora si può affermare che la continua sollecitazione che questi testi mettono in opera allo scopo di incapsulare in un unico testo molteplici discorsi alternativi o complementari ricopre qui un ruolo stilistico.
I testi dotati di mutabilità pongono in questione le usuali tecniche di interpretazione poiché incrementano la potenzialità significativa di ogni parola.
Si può dire che nella sua evoluzione grafica e interattiva il testo mutabile fornisca di per se stesso un idioletto proprio portando nell’ambito della connotazione quei significati che sarebbero reperibili solo a livello denotativo tramite il confronto di molti testi.
Se nella sua analisi Segre può scrivere che
“La parola, che è un fascio di significati (potenzialità) nel dizionario, ne assume uno, e uno solo (a parte i casi di ambiguità) una volta unita alle altre parole del testo”[Segre, 1985]
questi testi invece operano un ribaltamento di questa situazione: la parola, unita alle altre parole del testo da rapporti di animazione, trasformazione, mutazione, permutazione e scambio di morfemi, amplifica le proprie potenzialità ricostruendo un fascio di significati che non corrisponde a quello del dizionario ma piuttosto è espressione di un idioletto ricreato in cooperazione tra autore e lettore.
<B> UNA PRIMA CLASSIFICAZIONE </b>
Sulla base di queste prime considerazioni, i testi qui presentati sono ordinati secondo una gerarchia che si rifà alle loro caratteristiche preponderanti e che sottolinea la maggiore o minore incisività dell’elaborazione dinamica sulle capacità di significazione.
<b>Testi interattivi – 1° livello</b>
Ad un primo livello si pongono i testi che affidano all’interazione il processo di ricostruzione sequenziale del discorso: il lettore deve agire per portare avanti il flusso testuale che resta altrimenti nascosto alla sua vista e quindi inespresso. L’elaborazione grafica sul testo, l’applicazione di movimenti ritmici, le stesse interruzioni dovute alle esitazioni del lettore, hanno qui un’azione preponderante sul flusso della lettura e costituiscono un elemento espressivo la cui modulazione è negata ai testi cartacei.
Se, come diceva Mallarmé, lo spazio bianco tra le parole significa quanto le parole stesse, qui si aggiunge un analogo elemento di significazione: la dimensione temporale e percettiva dell’attesa.
<B>Testi ricombinanti- 2° livello</B>
Si tratta di testi la cui sequenzialità non è fissa ma é invece sottoposta ad uno o più procedimenti formalizzati e applicabili tramite l’interazione del lettore.
All’interazione del lettore il testo cambia rivelando parti nascoste, le varianti si ricombinano fra di loro incrementando ed espandendo il significato.
In particolare si sono definiti ricombinanti quei testi che operano permutazioni al livello degli enunciati o parti di enunciati.
Un esempio cartaceo famosissimo è il libro-oggetto di Queneau “Cent mille milliard de poèmes” edito da Gallimard nel 1961.
<b>Testi mutabili - 3° livello</B>
Al terzo livello di elaborazione troviamo i testi che operano vere e proprie mutazioni all’interno di tutte le unità di significato fino a giungere al livello fondamentale della scrittura: quello grafematico. Implementare il movimento e l’interazione a questo livello apre possibilità espressive che si ripercuotono su tutti i piani della comunicazione poetica:
“Movimento e sviluppo spazio-temporale consentono l’introduzione di un nuovo elemento informativo, una dimensione narrativa o discorsiva che orienta e arricchisce il processo di lettura.”[Patrik Henri Burgaud, citato in Vos, 1996]
Quando, come in questi casi, l’animazione e l’interattività sono usati come dispositivo morfologico e sintattico, ne consegue che anche il piano semantico si faccia fluido e mutevole: illuminante in questo caso è ancora il Pozzi nella sua descrizione della “rappresentazione liminare del senso”
<i>“Le parti di parole intiere, rese indipendenti, vengono congiunte a segmenti di altre parole, formando alternative di senso che non sono presenti nelle comunicazioni ordinarie; i legami sintattici vengono usati per unire elementi diversi; e così diversi accostamenti e legami rappresentano relazioni semantiche nuove. Di ciò che è intero vengono fatte valere le parti; oppure l’intiero viene considerato un semplice frammento di un’entità maggiore creata ex novo, ciò che è strettamente legato viene slegato e rilegato; ciò che è combinato in un modo viene scambiato e sostituito”[Pozzi, 1984]</I>
<B>Testi misti - 4° livello </B>
Presentano interventi sia al livello della pura e semplice interazione e disvelamento della sequenza testuale, sia a livello della combinazione di frasi, sia al livello della mutazione morfematica e dei significati.
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